Perché alcuni temporary store generano risultati straordinari e altri diventano soltanto un costo
Negli ultimi anni i temporary store sono diventati uno degli strumenti più utilizzati da brand, retailer e startup per testare nuovi mercati, aumentare la notorietà del marchio e generare vendite.
- La formula è affascinante.
- Uno spazio fisico.
- Un investimento più contenuto rispetto a un negozio tradizionale.
- La possibilità di incontrare direttamente il cliente.
- La libertà di sperimentare.
Tutto sembra semplice.
Eppure, ogni anno, molti temporary store chiudono lasciando agli imprenditori la sensazione di aver speso molto senza ottenere risultati concreti.
Nella maggior parte dei casi il problema non è il temporary store.
Il problema è come viene progettato.
Ecco i sette errori che vediamo più spesso.
Temporary store errore n.1: Aprire senza un obiettivo preciso
Sembra banale.
Ma è probabilmente l’errore più frequente.
Molte aziende decidono di aprire un temporary store perché “può essere una buona idea”.
Il problema è che un temporary può avere obiettivi completamente diversi.
Può servire a:
- generare vendite;
- raccogliere lead;
- testare un mercato;
- lanciare un prodotto;
- aumentare la notorietà del brand;
- validare una location.
Se non hai definito l’obiettivo prima di partire, sarà impossibile capire se l’iniziativa abbia funzionato.
Temporary store errore n.2: Scegliere la location solo in base al traffico
“Qui passa tantissima gente.”
È una frase che sentiamo spesso.
Ed è anche uno dei motivi per cui molti temporary non performano.
Il traffico è importante ma non basta.
Conta chi passa, conta il target di riferimento e la compatibilità tra il pubblico ed il prodotto/servizio proposto.
Un temporary dedicato a un prodotto premium può ottenere risultati migliori in una location con meno visitatori ma più coerente con il proprio cliente ideale.
Temporary store errore n.3: Pensare che il temporary si venda da solo
Molti imprenditori immaginano il temporary store come una calamita.
Si monta lo stand, si seleziona il personale, si apre al pubblico.
Le persone arrivano, si informano, lasciano i propri dati.
Fine.
Purtroppo non funziona così.
Anche il temporary migliore ha bisogno di essere sostenuto da una strategia.
Social media, advertising, PR, eventi, partnership, lead generation.
Senza questi elementi, anche una grande idea rischia di passare inosservata e, quindi, di non generare valore.
Temporary store errore n.4: Non raccogliere dati
Questo è probabilmente l’errore più costoso.
Molti temporary store vengono misurati esclusivamente sulle vendite.
È un approccio limitante.
Perché il vero valore di un temporary spesso si trova nei dati.
- Chi entra?
- Quali prodotti osserva?
- Quali domande pone?
- Quali obiezioni emergono?
- Quali contatti vengono raccolti?
Ogni interazione rappresenta un’informazione preziosa ed ignorarla significa perdere gran parte del valore dell’investimento.
Per questo motivo consigliamo alle aziende di combinare al temporary l’utilizzo di un CRM, dove incanalare le informazioni raccolte sul pubblico e dove, attraverso delle azioni di marketing automation, si potrà convertire il lead in un cliente.
Temporary store errore n.5: Affidarsi a personale non preparato
Un temporary store vive di relazione.
Il personale, quindi, è un aspetto fondamentale su cui investire, perché le promoter accolgono, spiegano, ascoltano e vendono il brand.
Ma sopratutto raccolgono feedback.
Una squadra poco preparata può compromettere completamente il progetto.
Anche quando la location è corretta e il prodotto è valido.
Temporary store errore n.6: Valutare il risultato troppo presto
Molte aziende giudicano il temporary dopo pochi giorni, a volte dopo poche ore.
È un errore.
Ogni attività ha bisogno di una fase iniziale di assestamento.
I clienti devono scoprire il punto vendita.
Il passaparola deve iniziare a funzionare.
Le attività di comunicazione devono produrre effetti.
Valutare troppo presto significa rischiare di interrompere un progetto che avrebbe potuto generare risultati interessanti.
Temporary store errore n.7: Considerare il temporary come un punto di arrivo
Questo è forse l’errore più sottile. Molti imprenditori vedono il temporary come un’iniziativa isolata.
Aprono, vendono, chiudono e passano ad altro.
In realtà il temporary dovrebbe essere visto come l’inizio di un processo. Un’occasione per raccogliere dati.
Validare il mercato, costruire relazioni, generare contatti.
Capire se esistono le condizioni per fare il passo successivo.
Quando viene utilizzato in questo modo, il temporary smette di essere un semplice negozio temporaneo.
Diventa uno strumento strategico.
Il vero problema non è il temporary store
I temporary store continuano a essere uno degli strumenti più efficaci per testare mercati, validare prodotti e costruire relazioni con i clienti.
Ma come ogni strumento, producono risultati solo quando vengono utilizzati nel modo corretto.
La differenza tra un temporary che genera valore e uno che genera soltanto costi raramente dipende dalla fortuna.
Molto più spesso dipende dalla preparazione.
Conclusioni
Prima di aprire un temporary store, chiediti una cosa.
Stai semplicemente cercando uno spazio?
Oppure stai costruendo un progetto?
Perché è proprio in questa differenza che si gioca il successo dell’iniziativa.





